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Sahaja Yoga: una parola di speranza

Mi chiamo Luciano Ghirardi e vivo a Roma da molti anni. Sul finire del 1986 ho ricevuto la realizzazione dopo un lungo processo di ricerca interiore durato 40 anni, e dopo aver sofferto per una periartrite alla spalla sinistra, che mi riduceva notevolmente la mobilità dell’arto ed un infarto al miocardio (Febbraio 1986) cui sono sopravvissuto a detta dei medici, solo grazie ad un miracolo.Mi sono avvicinato a Sahaja Yoga, fiducioso di porre termine ad una ricerca iniziata da giovanissimo e mi sono buttato a capofitto nell’inseguire le varie tecniche di preparazione alla meditazione Sahaj. In ciò sono stato molto aiutato dal fatto che anche mia moglie, che fino ad allora non mi aveva mai seguito nella ricerca, pur senza ostacolarmi, ha iniziato a praticare con me la meditazione e le pratiche yoga.Dopo circa sei-otto mesi dal giorno in cui avevo iniziato a meditare regolarmente, mi sono recato dal cardiologo per eseguire un esame di controllo. Il medico, sorpreso ed incredulo, tanto da dubitare che avessi avuto realmente un infarto, mi ha comunicato, molto sconcertato, che la necrosi (ferita) era completamente scomparsa. Il confronto fra i due esami, eseguiti a circa un anno di distanza, quindi prima e dopo la Realizzazione erano completamente diversi!Tutta la documentazione medica è stata inviata al Dr. Rai che ne ha tratto spunto sul suo libro :”Medical Science Enlightned” (pag.180).Quanto alla mia periartrite, tre mesi di costante lavoro vibratorio sono stati sufficienti per ottenere una completa mobilità, tanto da consentirmi di nuotare nuovamente dopo anni di forzata inattività.A tutte queste benedizioni e attenzioni di Madre che si sono riversate sulla nostra famiglia, tanto che oggi siamo tutti Sahaja Yogis (tre generazioni), non è mancato l’amorevole intervento di Shri Mataji su mia moglie.Mirella, così si chiama, ha poco più di 60 anni ed un paio di anni fa ha dovuto sottoporsi ad accertamenti di eco Doppler essendo lievemente diabetica. Il risultato è stato piuttosto serio: pur non soffrendo di alcun sintomo specifico, la carotide di sinistra risultava completamente calcificata, tanto che il sangue si era costruito un percorso di vasi alternativi per poter irrorare il cervello, e quella di destra era completamente ostruita da una placca frastagliata (non liscia). Occorreva operare al più presto per scongiurare un possibile pericolo di ictus anche se una tac al cervello non ne evidenziava alcun danno.Ci siamo raccolti in meditazione ed abbiamo chiesto il consiglio di Madre , le vibrazioni erano freschissime e ci si accordò con il chirurgo per l’operazione. Egli non ci nascose i rischi insiti nell’intrvento perché occorreva bypassare l’unica arteria funzionante, rimuovere la placca senza consentire che se ne staccasse alcun frammento onde evitare un ictus “operatorio”. Tutto avvenne nel migliore dei modi: l’operazione riuscì alla perfezione e Mirella fu dimessa dopo 20 giorni di permanenza in clinica giusto in tempo di consentire di recarci all’ashram di Magliano e festeggiare con i fratelli il Diwali Puja e ringraziare di tutto cuore Madre per la sua amorevole benevolenza.Ci chiamiamo scherzosamente una famiglia di “miracolati”.

Luciano  Ghirardi